mercoledì, marzo 29, 2006, 09:59


Andare sul set di The O.C. era proprio uno dei miei sogni, e incontrare Rachel Bilson certamente era il mio obiettivo primario. Ora, vari eventi e il lavoro in primo piano negli ultimi mesi non mi hanno permesso di realizzare il mio desiderio. Semmai era realizzabile. Ma ecco che il culo arriva. A UCLA in questo periodo c'è lo Spring Break, in poche parole significa che i corsi sono finiti, gli esami anche, e quindi non c'è un cane in giro. Praticamente l'univeristà è deserta. Ieri in giornata iniziano a montare degli strani tendoni, e stamattina alle 6:30 iniziano a girare delle scene per un programma tv della Warner. E' ovvio che cosi non suona molto attraente. Ma quando Ryan (il tecnico dei computer), mi dice che stanno girando delle scene di O.C. proprio a UCLA, praticamente sono decollato per andare a vedere. Ebbene era vero.



La terza serie stà per finire e da come vanno gli eventi sembra che Ryan e Marissa andranno a Berkley che si trova a San Francisco. Ma come sapete nel cinema tutto è Fake (finto), quindi invece di trasferire tutta la crew a San Francisco eccoli sfruttare un posto piu economico e piu vicino agli studios di Manhattan Beach, UCLA. Praticamente hanno allestito un set a Lou Valle Commons, uno dei centri ristorazione di UCLA, dove Mischa Burton ha girato all'alba una scena con un nuovo protagonista. Piu tardi ho avuto la fortuna di vedere Ben Mc Kenzie all'opera sul set in un altra parte di UCLA, la finta facoltà di Architettura dove il Ryan del telefilm si iscrive ai corsi univeristari. L'unico neo di questo mezzo sogno, è che oggi praticamente c'erano un paio di temporali sopra a Los Angeles, quindi è venuta giù tantissima acqua.



Ora c'è molto da dire, ma arrivo a quello che vi interessa. Io e Luca e Pablo avvistiamo Mischa uscire dal camper con il cane, vi ricordo che diluvia. Il fatto è che arriva subito dopo il ragazzo reale di Mischa e se la porta via, scopriamo dopo che per la giornata lei aveva terminato. Quindi solo un paio di foto, ma ci era praticamente davanti. E se non era che eravamo paralizzati, si sarebbe potuto fare di più. Dopo pranzo rivado sul set e becco Ben in pausa tra una ripresa e un altra, gli chiedo una foto con lui, ma la macchina di Luca si inceppa quindi finisce che faccio una foto al volo e poi lui scappa verso i camper. Vi ricordo il fatto che pioveva forte e che praticamente ero l'unico fan impazzito nella zona.



Insomma mi vedo la scena dove Ryan risponde al telefono davanti alla facoltà di architettura, una mezzoretta per pochi secondi, e alla fine un tizio grida "It's a Rock!, si và a casa!".
Colgo l'occasione per passeggiare sul set mentre milioni di formichine mettono a posto velocemente per andarsene a casa. Ben ovviamente si era già defilato tra le comparse.

Chissà dove girano l'università di Seth e Summer, ma vabbè per me basta e avanza questo.

La puntata che hanno girato:
3.22 - "The College Try" - in onda Aprile 2006

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venerdì, marzo 24, 2006, 08:27
Finalmente mi sono ambientato, e come finisce sempre in questi casi, si deve tornare a casa. Finalmente qui a casa non sono costretto a mangiare in silenzio e parlare con l'insetto spiaccicato da me sul muro il mio secondo giorno. Felita mi parla spesso, chiedendomi quando sarà questo fantomatico giorno che gli cucinerò la pasta. Junior mi informa sempre sulle sue partite e su qualunque altra che vuole condividere con me. I suoi amici mi hanno addirittura spinto ad aprire un account Myspace con cui messaggiarmi, e anche le amiche di Andrea sono molto amichevoli, anche se non ho un grandissimo rapporto con Andrea, per colpa mia suppongo. George, anche è particolarmente chiacchierone ultimamente e non credo perchè ora me ne vado. Ma questo è solo una parentesi.

Da quando ho il monopattino di Vids, andare a UCLA è fantastico. Pattino fino alla fermata e poi in mezzo a tutti gli skater, biker e soci, ci sono anche io nella società degli studenti spinti a monopattino. Inutile dirvi la figata nel tornare a casa la sera, sfruttando la leggera discesa dallo studio alla fermata e poi fino a casa. In Italia non sarebbe possibile, maggiormente per un discorso di cultura.

A UCLA poi iniziamo a conoscere un pò di gente e a capire come funziono le cose, come sapere delle feste aperte a tutti (anche se non siamo degli animali notturni, visto che siamo senza macchina), e come comportarsi con la gente. Nel senso, ad esempio, la gente qui ti dice "Come và?", ma non perchè sono particolarmente interessati, è solo un modo di dire, immaginate il resto. Poi gli studenti di UCLA, gli interminabili asitici, le Whotò (asiatiche che non parlano la lingua), le tope della TV e quelli che dormono ovunque, anche sopra ai libri.

Il cibo? dove mangierò tutte queste porcate? Pensate che in Italia troverò mai il Burrito? o il Sushi al bancone del supermercato? Credete che la cucina Italiana sia la migliore? e allora perchè in Italia il Mc Donalds è cosi popolare?

E poi l'Oceano, il tramonto sull'Oceano, nessuna foto renderà mai abbastanza. Il CAOS controllato di Los Angeles, la polizia con il fiato sul collo, le strade piene di macchine uscite dai cartoni animati. Mi viene sempre da sorridere quando io e Luca giravamo per Beverly Hills con la Zabumba e le Ferrari e le Hammer ci passavano sopra.

Ho già detto il paesaggio? Ma si le palme tropicali ovunque, gli uccelli, i pappagalli, i gabbiani. Quei maledetti scoiattoli, e i corvi giganti. E i ragni nella mia stanza, :)

Ed infine lo studio. Sarà il posto più buio del mondo, ma vi giuro, in alcuni momenti era il circo. Magari anche perchè c'eravamo noi, pensate che silenzio alla nostra partenza. La gente finalmente ha imparato a conoscerci nel bene e nel male, anche Ryano è diventato troppo amichevole.

Sabato ci sarà la nostra festa d'addio a quello che è stato un sogno ad occhi aperti. E solo andando via ci si rende conto della fortuna che abbiamo avuto a fare un esperienza cosi grande.

Ma attenzione! La California mi mancherà, ma torno a casa a ritrovare la mia vita che è rimasta in pausa per 6 mesi e riaffacciarmi alla realta, alle responsabilità, insomma alla vita quotidiana e a ciò che mi manca.

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mercoledì, marzo 22, 2006, 09:03


Domenica. Luca al contrario di me era già sveglio dalla prime ore del mattino, per partecipare come spettatore alla maratona di L.A.. Un evento di dimesioni enormi, se considerate il solo dramma che porta al traffico e il numero di persone che ci partecipano. Ecco, proprio un dramma è stato per me verso le 12 raggiungere downtown in macchina, tra percorsi alternativi e strade bloccate. Ma alla fine eccomi incontrare Luca su Figueroa blvd, ad un passo dalla meta della mattinata, la University of Southern California. USC (in breve), è un università privata nel cuore di L.A. fondata nel 1880 dove studiano tutti i figli di chi si può permettere di pagare le alte tasse di iscrizione. In compenso a USC ci sono i migliori docenti e la migliore ricerca. Gli studenti di USC hanno come mascotte, Tommy il Trojano e come potete immaginare c'è un odio storico tra gli studenti di USC e gli studenti di UCLA. La nostra passeggiata tra le varie facoltà arriva fino al museo di storia naturale e al famoso Coloseum che dovrebbe aver ospitato le olimpiadi di L.A. negli anni '80 (concedetemi l'errore).



Il sole nel cielo (chi la capisce la California), si guida sulla trafficata Highway fino alla penisola di San Pedro tra Longbeach e Redondo Beach. Un zona collinare e rocciosa a strapiombo sul mare. La cosa che ha ci ha lasciato stupefatti è l'abbondanza di verde, di nuovo, vi ricordo che L.A. è desertica. Cmq in cima alla collina di San Pedro c'è la famosa mega campana della Pace, per rimpiazzare il megacannone della guerra che puntava il giappone ai tempi della guerra. Un gruppo di Giapponesi chiede a Luca una foto con vista oceanica, suggerisco a Luca di chiedergli poi di farcela anche a noi, magari con dietro la campana. Luca dopo aver fatto ai giappo ben 2 foto con 2 macchinette diverse, chiede il ricambio del favore ma il giappo soddisfatto del risultato della sua foto ci sorride per dirci quasi grazie e tentare di andarsene. Ovviamente otteniamo la nostra foto, ma noto uno dei giapponesi ammiccare all'altro, "ottima idea". Potete immaginare adesso Luca fare la foto, con le 2 macchinette al gruppo giappo davanti alla campana. Io già ero scappato.



Scopriamo poi l'esistenza di un ponte in grande stile che collega San Pedro al porto di Longbeach (terzo in grandezza, al mondo). Devo spezzare una lancia a favore della quantità e qualità di informazioni sulle strade americane, c'è sempre un modo per tornare indietro sui propri errori. Il problema è che io e Luca tendiamo a tornare indietro anche se di errori non se ne commettono, quasi attratti come calamite nel dubbio a sbagliare strada. Eccoci quindi a girare come scemi, imboccare la strada giusta e poi sbagliarla nuovamente. In uno di questi errori mi trovo a dover fare inversione e ritornare sull'autostrada. Per evitare l'inversione ad U mi trovo a girare a sinistra, la sfortuna vuole che il semaforo diventa arancione e che sono costretto ad aumentare la velocità per approcciare l'incrocio. Il destino vuole che dietro la curva ci sia un passaggio a livello in fase di chiusura e che la macchina sia ormai parecchio lanciata. Ebbene come nei telefilm, fermarsi non era possibile, ma il culo però vuole che passiamo proprio al centro delle sbarre, e con un saltino siamo dall'altra parte. Ora potete immaginare la faccia di Luca. Ebbene poi ci invertiamo e torniamo indietro per imboccare la giusta strada per il ponte. Ora non dovete pensare che io faccia guida pericolosa, semmai è acrobatica.

Passare sul ponte ci dà una vista del porto, che devo dire è impressionante. Container con caratteri e Cinesi e Giapponesi sicuramente la fanno da padroni, accatastati uno sopra l'altro in file interminabili. Il nostro giro a Long Beach si esaurisce presto, il sole è calato e siamo già sulla via del ritorno. In serata mangiamo insieme a Sheila e Vids una pasta cucinata dal Sottoscritto (e da Sheila), facendo tardi per il cinema, che salta anche questa settimana. Una cosa è certa, io e Luca con o senza macchina non cediamo per nulla alle lusinghe della vita notturna.

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martedì, marzo 21, 2006, 04:48


Sabato. L'Ansia a causa del lavoro non e' purtroppo a livelli controllabili e questo weekend un aria di skazzo totale era molto provedibile. Le cose da vedere a L.A. facilmente raggiungibili in bus sono terminate quindi se proprio volevamo fare qualcosa di diverso, l'unica possibile chance era procurarsi una macchina. In tarda mattinata, a ora di pranzo, finalmente muovo il culo e affitto una macchina dal solito tizio fornitore delle famose Zabumba car. Ed ecco la prima inculata della giornata, quasi a chiamarla. Il tizio a sorpresa si prende 300 dollari di deposito dalla mia carta, per la macchina, sul mio povero conto che ne ospitava solo 266 di dollari. Ovviamente ora la disponibilita' sul mio conto toccava lo zero. Strani interrogativi su come avrei fatto per pagare il nolleggio passavano per la mia mente.

In men che non si dica mi trovo da Luca per portarlo a prelevare alla nostra banca di fiducia. Vi ricordo che e' sabato e le banche chiudono alle 2, e che la carta di Luca e' stata mangiata da uno dei 10.000 ATM di Los Angeles, segnando un incredibile record sul discorso destino / culo che ci affligge. L'obiettivo della giornata era scorazzare con la macchina per L.A. e vedere cosa c'e' dietro, o meglio i posti che non vedremmo mai se non avessimo la macchina. I ditorni di UCLA sono il nostro primo obiettivo. UCLA come ben sapete sorge tra Brentwood e Bel Air, un aria veramente notevole e piena di vegetazione. Proprio dietro a Hilgard sul lato EST di Ucla c'e' un enorme campo da Golf a cui si affacciano 2 ville famose per vari motivi. La prima e' la villa di Aaron Spelling, produttore TV, ricordiamo Beverly Hills 90210, la seconda e' la Playboy Manson, del famoso proprietario dell'omonima rivista. Purtroppo non siamo riusciti a vedere granche' dai cancelli delle ville ma da come potete vedere nelle foto, ci sono voluti parecchi soldi per realizzarle.


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Il viaggio prosegue tra le colline di Bel Air dove vivono molti attori famosi, senza riuscire ovviamente ad associare le ville ai rispettivi attori. Ma una cosa e' certa, per arrivare a costruire una villa cosi, non basta vincere a Las Vegas o alla Lotteria Italia, ci vogliono tanti e tanti soldi. Il giretto prosegue per le strade di Beverly Hills, e a quel punto anche Luca molla, le foto non renderanno mai quello che vedono i nostri occhi. Sconsolati e un po' annoiati da quel ripetersi di ville su ville, in uno spazio infinito grande quanto Rieti (per dire che e' grande), continuiamo poi il tour in direzione Hollywood.


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Passiamo con la macchina sulla famosa Hollywood & Vine davanti ai teatri e alla Capitol Records e poi su per la collina nel Griffin Park, fino all'osservatorio. E' stupefacente come in una citta' cosi piena di macchine e cemento, con pochi minuti si riesca ad arrivare in un paradiso di verde e silenzio. Tavoli da Picmic e aree per i bambini con strade sterrate per lunghe passeggiate al sole. Dimenticavo, siamo all'altezza dell'osservatorio, la vista sulla citta' e' stupenda. Peccato che dopo il tramonto, penalizzato dalle nuvole arrivi la prima fregatura. Il sito internet del meteo avvisava che su Los Angeles sarebbero arrivati, riporto la dicitura esatta, "un paio di temporali". Ebbene, non avete idea di quanta acqua sia venuta giu in meno di un ora. Io e Luca nella nostra Mazda ci innoltriamo tra i grattacieli di Downtown inboccando addirtittura una via contromano, la visibilita' era quasi nulla. Ma in compenso a Downtown c'era poco traffico, per fortuna. Decidiamo quindi di tornare a casa a Culver City e riposarci. Scopriamo, che li non aveva piovuto affatto.

Decidiamo di fare qualcosa di diverso in serata e andare a mangiare Sushi. Sushi, Sashimi e Tempura totale 17 dollari a coccia incluso il tip per il cameriere che non ci ha cagato di striscio visto che in TV trasmettevano la finale di baseball Korea contro Giappone (vincono i Giappo). L'esperienza cmq verra' ripetuta, visto che Luca ormai tra Cinesi, Koreani, Giapponesi e Thai non ci capisce piu' nulla. Per finire guido in direzione di Santa Monica per andarci a fare una birra tranquilla in qualche pub irlandese della zona. Luca mi chiede, "cos'e' questa puzza di bruciato?", niente faccio io abbassando il freno a mano. La serata finisce presto, senza nemmeno la birra, ma dopo una lunga passeggiata sulla Promenade.
Ci tengo a dire che Venerdi era la festa di San Patrizio, che qui a L.A. e' una scusa per gli americani per vestirsi di Verde e ubriacarsi fino a perdere i sensi per tutto il weekend. Poveri Irish.

Tour del day one: Westwood Village, Bel Air, Beverly Hills, Santa Monica blv and Sunset blv to Hollywood&Vine, Griffin Park, Echo Park, Downtown, USC, Venice blv to Culver City. Culver City to Sawtelle & Olympic, Sawtelle & Olympic to Santa Monica. Santa Monica to Brentwood, Culver City.

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lunedì, marzo 20, 2006, 09:39


Aggiungerei solo, Eloisas manchi solo te. :)
Presto vi aggiornerò su questo strano weekend.



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